Negli ultimi anni, per quanto riguarda le tariffe elettriche, in Italia ci sono stati cambiamenti molto importanti. Cambiamento, però, fa spesso rima con confusione: gli utenti, infatti, fanno molto normalmente fatica a capire il reale contenuto delle bollette, le quali sono rese particolarmente oscure da sigle incomprensibili e riferimenti incomprensibili. A peggiorare le cose arrivano poi le riforme, che cambiano le carte in tavola proprio nel momento in cui, magari, ci si poteva illudere di aver capito il funzionamento delle ‘vecchie’ tariffe elettriche. Per questo motivo, oggi, abbiamo deciso di spiegare come sono cambiate – e come stanno cambiando – le tariffe elettriche in Italia negli ultimi anni. Buona lettura!

Addio tariffe D2 e D3, benvenuta nuova tariffa TD

Fino al 2016, in Italia, esistevano tre differenti tariffe elettriche, ovvero la D1, la D2 e la D3. Partiamo, per comodità, dalle ultime due. Dal D2 era la tariffa destinata ai residenti con carichi di potenza fino a 3 kW, mentre la D3 era la tariffa elettrica riconosciuta agli utenti non residenti e ai residenti che oltrepassavano i 3 kW, e che quindi consumavano di più. A completare il quadro c’era – e come vedremo, in un certo senso c’è ancora – la tariffa D1, tariffa sperimentale creata appositamente per le utenze con pompa di calore. Queste tre sigle, però, sono ormai un ricordo del passato: a partire dal 2017 in Italia è infatti stata introdotta la nuova tariffa elettrica TD, la quale si presenta indistinta per tutti i clienti domestici. Le sue variazioni dipendono infatti dal mutare di due fattori, ovvero della potenza impegnata e del numero di kWh richiesti da ogni singola utenza.

La tariffa TD, insomma, non è qualcosa di assolutamente nuovo. È piuttosto l’accorpamento delle due vecchie tariffe D2 e D3. Ma perché si è deciso di mettere in campo questa piccola rivoluzione delle tariffe elettriche? È subito detto: lo standard di tariffazione italiano era decisamente arretrato, e finiva nella maggior parte dei casi per danneggiare i consumatori. Nello specifico, il vecchio sistema di fatturazione dei kWh consumati andava a penalizzare e a far pagare di più – in proporzione – gli utenti con un fabbisogno energetico più alto. In questo modo, le famiglie più numerose, con consumi più alti, finivano per veder aumentare il costo dei kWh, contro ogni logica di mercato. A innescare questo nonsense era il criterio di progressività e di sussidio, in cui insieme al prezzo dei consumi andava aumentando anche il prezzo del singolo kWh: così facendo, le famiglie più numerose finivano per pagare – in parte – anche per le famiglie più ristrette.

Da qui, dunque, la necessità di riformare le tariffe elettriche, con una ridistribuzione più equa dei costi: l’introduzione della tariffa TD abolisce infatti qualsiasi criterio di progressività, cancellando ogni differenza tra utenti residenti e utenti non residenti. La riforma è iniziata già nel 2016, seguendo quanto affermato nella Delibera 2 dicembre 2015 582/2015/R/eel e in attuazione del Decreto legislativo n. 102/2014. Si tratta dunque di una rivoluzione progressiva, a più step, che prevede – per esempio – la differenziazione tra utenti residenti e non residenti fino alla fine del 2019 per quanto riguarda gli oneri generali di sistema.

Le tariffe D2 e D3 e le tecnologie efficienti

Le vecchie tariffe elettriche, va detto, non andavano a penalizzare solo le famiglie più numerose. Andavano a danneggiare – e non poco – anche gli utenti che decidevano di installare dispositivi energicamente efficienti e rinnovabili come le pompe di calore, le quali comportano ovviamente un parallelo aumento sia dei consumi che della potenza impegnata. Per questo motivo, a partire dal 2014, era stata introdotta la tariffa sperimentale per chi installava la pompa di calore. In questa transizione verso la tariffa TD, gli utenti che erano già a regime con la tariffa D1 (garantita in ogni caso per 10 anni) hanno potuto godere di un anticipo della nuova tariffa tariffaria non progressiva.

I diversi livelli di potenza impegnata e il bonus per le famiglie a basso reddito

Insieme alla nuova tariffa TD entrano in gioco anche dei nuovi livelli di potenza impegnata per le bollette elettriche, le cosiddette “taglie”. Si parla di ben 15 scaglioni, molti di più rispetto ai vecchi 6 livelli.

Va poi sottolineato che, per le famiglie a basso reddito che si ritrovano a essere danneggiate dalla riforma, è stato potenziato il Bonus elettrico, volto ad assicurare un concreto risparmio a livello della bolletta per i nuclei familiari che versano in situazioni di disagio economico.

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